C'era una volta Sammezzano

Selezione di articoli che riguardano il Castello apparsi su quotidiani ed altre pubblicazioni dall'800 in poi

La Nazione, 17 settembre 1878

Cronaca della visita del Re Umberto I a Sammezzano in occasione del IV Congresso degli Orientalisti a Firenze (raccontato dal giornalista Giulio Piccini, in arte Jarro)

Gita a- San mezzano.

Il castello orientale di San Mezzano appari- scesorto, corno per incanto, al magico tocco della bacchetta di un negromante. I.o colonne s mol­lano cosi leggiere, che si direbbero gli steli di dori /«clastici; lo cupole si dilatano, si curvano cosi graziosamente, che si giudicherebbero fruiti nienivigliosi appartenenti al regno di una vogo razione colossale. Chiunque assicurerebbe che la maoo dell uomo è troppo grave; troppo incerta por eseguire con tanta procisiono e tanni esat­tezza i ricami sonili, quasi aerei, i rilievi ele^Mi- tissimi, di una fragilità ideale; che ogni sinmnio materiale dovesse guastare tanta e si du'ic.na armuniii. Quelle colonne si svelte, non p.iiuno atto a sorreggere altro che i segni di una f..nta- sia raffinata.

È SMto costruito poco a poco questo castello di luce, aporto di giorno ai raggi del soie, di nono a quelli della luna, che vi penetrano, pro- duccndo la più meravigliosa, In più straordinaria ' festa di colori. I.o sale si seguono, come i tanti di un poema stupendo. Ciascuna «anta con lo sue noto. In noto rosee gii antichi amori e (e in­credibili avventare deile figliuole degli Emiri, io note gioite Toro iirmcnso.ehe esce in onde preci­pitose dall'amica serpente ilei miio orientale, in noto candidissime lo felicità della Uri immonde, che nessuna passione può contristare, in note verdi lutto le minaccie del Corano rese sopporta­bili dalli) speranza delle sue splendide promesse.

È indicibile l'c-fftuo di questa fuga di s:ile,a rotori smaglianti; l'wfiio abbagliato non si apre più chea metà, in sgu.irdusi raccoglie, tns si ride­sta l'itucrua lucidila; l'uomo si scntB attirato nel Interinici dei sensi da una voluttà esterna che

lo iouhria. Gli stili delle vario architetture dan­no, così combinali, l'idea di un'esaltazione, di un'ebbrezza intellettuale; se non comunicano, come nella easia e severa semplici^ di alcuni monu- cnen'i cri-linni, il ;>osscdimcnto di una bellezza

iofiDita.

i,;i ò dolco il sonnambulismo dell'anima.

finn ci è monumento, credo, nella nostra città che possa produrre — come la villa di San MozznDO tanta e sì immediata impressione in una mento, capace d'illu*ioni e di poesia: nes­sun monumento, che vi conduca a un tratto più lontano da tutte le augure, da tutte lo volgarità, da luite le cn«e ordinarie della vita quotidijmi, elle in pochi istantiriesca ad isolarvi cosi comnr'u- tumenic dalle usanze, dalle opinioni, dai concini, che lascialo al di là di quella soglia luminosa.

Passeggiate per quelle sale: sedete alI'eMre- miti di uno di quei divani. La luce che vi cimiti- da è la stessa con cui s’illuminano, nei racconti delle avole, i misteriosi palazzi, e i giardini in­cantati delle fan; i raggi del sole entrano c si distendono nelle stanze come dita d'oro. cr>p»rte d'anelli di berilli di smeraldi, di opali scintillatiti.

E dinanzi a voi la cnssoletla, che direste al:- Ina cessato orora di sprigionare le sue nubi odo­roso, o lo anforeite e le fiale e i grandi vasi. \ un trotto vi sentite corno, so aprendo un antico volume delle Mille e Una None, fra una pagina e l'altra, araste trovato ingiallito un flore del de­serto, ridotto in polvere appena toccato, ma H cui profumo acre ed insolito vi avesso inebriato. So­gnarci. . è qneMo il luogo. All' ealrsre, potreste supporre di spingere la porta d'avorio, per cui si va nella regione dei sogni gentili. Ah I scolile.. un sospiro... È forse la figlia di un Emiro, una «dina, che si risveglia sul suo letto di piume di cigno. Vi voltate al dolce suono di vere, eli" vi ripete i versi di Saadiz e di Iiofiz. SI, si, qualcu­no ha parlato, ha sospirato; qualche cosa si muove: una stoffa di seta, una pantofola, un turbante, in- (recdóCo di perla; p.’svi laggiù tra gliniercolnii una processione di fantasmi, cho coniano al ge­mito delle rhiiarrc una melodiosa romanza mo- Tc«ea.

Sogniamo in questo palazzo di delizi», in que­sto museo di cose belle, di coso rare, di prezio­se, elegan?e,; in questa solitudine abitata dal genio del Curano c dove ogni passo del visitatore risveglia nei pigri echi un’armonia.

Le pareli parlano, screziate dt iscrizioni : i capitèlli, io colonne, gii archi, lutto vi manda un accento, una voce.A tante meraviglie, come in tutti gli ediflcli orientali, bì aggiunge la meraviglia della parola umana. Sopra ogni pietra trovate un pen­siero. Cosi anche le pietre par che acquistino un’anima. 11 loro monologo b incessante. Il solilo­quio continua di siila In sala, di parete in parete: un monologo, la cui coslrutiontb buona davvero.

Intorno, intorno a questo tempio. Inalzato dalla munificenza di un gran signore, ol culto più nobile, più romantico, al culto dell' ideale o dello sublimi chimere, sorgono i paesi del Vuldarno e i monti di l’ratomagno, moschee incrollabili, co­ronate da ghirlande di foresto, cho lo novi inver­nali cuoprono di cupole scintillanti d’argento o in cui nella bolla stagione appariscono gli ara­beschi neri, verdi, del colori più svariati, che vi formano i torrenti, te piante, lo rovino.

Fu ottima l'idea di far visitare II magnifico edificio agli Illustri scienziati, qui convenuti per il quarto Congresso Orientale, Essi, del resto, entrarono, come ora dovere, In quel luogo ove la Musa dell' arte orientalo si circonda di tutte le lue pompe, e getta il suo più puro sorriso, preceduti da un principerei più colti, Intelli­genti ed entusiasti nell' ammirazione dello coso delicate, che abbia oggf l'Europa.

Nessuno era ieri giudice più autorevoli) del principe augusto; giti seduto sopra li trono dio domina 1 luoghi, ovo sor«cro I pnlnxzl degli arabi; del principe, che fi entrato come Uo nella corte degli arrogala e nel patio dei Leoni, sue* cedendo al re di Castlglla, che avevano fatto «Do­nare sul marmi leggendarii I loro sproni d'oro.

CI ai dice che 8. A. accettò l'invilo di visiterò fa villa moresca «n molta sodisfoifono. E se i! suo pensiero è tornato ad anni, che paiono esser tanto lontani, tanta 4 la precipitazione e la va­rietà degli avvenimenti nella nostra generazione febbrile, alcun rammarico non deve aver cerio turbato il cuore del principe noi paragonare le immense dimostrazioni di devozione ricevuto durante il suo breve viaggio e le provo di affetto olla dinastia, ebe furono prodigate dalie popola­zioni accorso plaudenti dulie campagne, con grida entusiastiche, alle grida In un linguaggio straniero, ai trionfi lontano dalla patria, sopra un trono, cho od ogni modo era ud luogo d'esilio. La piccola parte di terra toscana, che lori ha percorso S. A., nel treno reale, dette segni non dubbii del come anche fra la gente più umile e oscura fosse stata sempro viva la gioia che gli eventi ci avessoro restituito un principe si ma­gnanimo, si popolare, si degno dell" augusto suo padre e dal suo augusto fratello.

Non potrò mai oancellaro le impressioni rice- 1 ville durante il breve viaggio, che S. A. fece ieri da Firenze a San Mezzano.

il trsno reale si allontana da Firenze, si avan­za in mezzo alla campagna. La giornata è buona, sem-.a soverchio caldo. Ad ogni capo di slrada, allo sbucco di ogni viottolo, alle finestre delle ca­se, lungo la via percorsaci veggono i nostri buoni villici, in abiti domenicali, che hanno aspettato il passaggio di S. A. per salutarlo.

Alla stazione di Compiubbl. sebbeno il treno non si fermi, S. A. 6 salutato al suono della mar­cia reale, eseguila dalla Società Inarmonica, che si è reciita ad attenderà il principe preceduta dalla propria bandiera, circondata da grandissima folla plaudente; al passaggio del treno si agitano i cap­pelli ; si sventolano i fazzoletti, si gettano fiori, si odono grida entusiastiche di: — Viva il Luca di Aosta !

S. A. allacciato al vagone saluta con grande agibilità.

All:, sibiline dulie Sieri, altra folla, dii' atten­deva, trepidando, il passaggio del principe.

Il treno si avvicina albi stazione di Ponlas- sfavo, già si odo la marcia reale, eseguita dalla landa del paese. Il treno si ferma. La staziono b tutta imbandierata, centinaia di persone voglio­no avvicinarsi al vagone reale; prorompono gri- dj entusiastiche. Il sindaco cav. Caldini, seguito dalla Giunta, salo nel vagone ed offre a S. A. un mazzo di fiori. Si avvicina una bandiera in cui 6 scritto : Gli Alunni delle Scuole iìì Ponla’Sievc ai rupprisnlnnli della Scienza mnilitth. Grandi ovazioni. S. A. ha ringraziato più volto la folla.

Il treno 6 parlilo fra gli applausi e lo grida della popolazione.

SI arriva a Rignano, Il cnv. Toscanelli, sinda­co, i).assente. S. A. è ricevuto dal primo asses­sore, dalla Giunta, dal sindaco di Reggello, dal sindaco dell'incisa, con varii assessori.

Queste rappresentanze dei tre piccoli comuni sono presentale » S A. dui comm. Vlmldìno P«- roizi, che attendeva alla staziono il principe in­sieme al marchese Vincenzo Aminori e al nobile signore L. Bombicci.

S. A. appena scende dal vagone è salatalo dalla folla con applausi e grida fragorose, men­tre In banda di Rignano suona la marci» reale.

Nella sala d'aspetto della stagione sono schie­rati gii alunni o le alunne delle scuole comunali.

1 bambini e le bambine acclamano il principe un- tusiasticamento. Quindi i bambini si mettono in posizione, facendo con la mano il saluto militare.

S. A. sali in una victorìa di corto a quattro cavalli giiid.iti da due cocch;eri, vestiti alla po- siigliona e con due lacchè: salirono puro nella vittoria il marchese Dragonetti o il conto Pani- sccre di Veglio. '

i.a banda musicale doli'Incisa attendeva il principe sul piazzale di lagnano. AH1 avvicinarsi deila carrozza la banda iotuonù l’inno reale- .La popolazione era accalcata luogo lo via. che dalla staziono conduce alla casa comunale, il muro che scp'irj la piazza dalia strida era gremito di per­sona. salilo lassù per vedere il principe. Fu fatta a S. A. una imponente dimostroziuno.

Dinanzi alla Chiesa di San Clemente era schie­rata In banda di Augello.

Entriamo nel parco della villa di San Mezza­no . Ad ogni siradicciuola, ad ogni svoltata si in­contrano gruppi di contadini, i fatiori, i guarda­caccia, armali di fucilo, salutano S. A.

La victorìa di S. A. è preceduta da due ca­rabinieri a cavallo e seguita da una trentina di vetture, In cui hanno preso parte i componenti il Congresso. Effetto pittoresco.

S. A. è ricevuto ali'ingresso aell.i villi dal Marchese Ferdinando Panciatichi e dalla Mar­chesa Beatrice Panciatichi.

Subito S. A. guidato dal Marchesi» Ferdinan­do, visitò lo salo una ad una; esaminò gli ornali,

lo cupole formale di stalattiti, i bei vasi di cri stallo o di porcellana. 1 mosaici, gl’intarsi dei mobili, le fontane; tulli quei prodigi! di costru­zione accumulati e cho non si potrebbero descri­vere clie da un madrigilista srnho o persiano, nella lingua delle rose e degli usignuoli, con una penna tuffala nel calice azzurru dei fiori del luto sacro.

S, A. quindi ebbe una lunga conversazione con la marchesa Beatrice, di cui è nolo le spirito impareggiabile o di cui (j proverbiale l’alta gentilezza, la squisitezza dello maniere, la finezza unita ad un ingegno elettissimo. La conversazio­ne divenne rooJio familiare ©, »d un cerio punlo,

S. A. fumò una sigaretta offrendomi pure una ella marchesa.

Al ritorno di S. A. fu accolto con le solilo di­mostrazioni di gioia,

A lìignuno scese di carrozza ed entrò nella casa comunale. La piazza ora stipala dalla ,n>po- lozione plaudente e S. A. dovette più volle affac­ciarsi alla flnesfra par ringraziare,

Trattenutosi circo un quarto d’ora use! dalli) casa del Municipio e si recò o piedi alla staziono, in mezzo ad un entusiasmo Indescrivibile.

Alle altre stazioni fino a quello di Firenze S.

A. trovò di nuovo bandiere, bande musicali, gran numero di persona.

Abbiamo udito parecchi degli Illustri stranieri cho erano ieri noi trono reale, parlare con cotti- mnzlono deli'ti (Tetto, cho il populo italiano mostra por la dinastia. E che vorrebbe a provnro le pro­fondo radici elio Ila questo affollo, meglio dellu fe­sta cordiale, doli'entusiasmo con cui migliaia di abitanti dolio cumpagno hanno Ieri ricevuto il Prlnclpo ?

Prima di finire, dobbiamo un ringraziamento al marchese F. Fancl&licbl e alla marchesa Cen­trico per In genoma ospltalltli, accordata ogll il* lustri componenti 11 Congresso.

La villa di San Mozzano può diril ff parto della fantasia originalissimo del marchese F. Pnn- clalichl, cho vi ha consacrato 25 anni della sua vita; venticinque anni dlstudll, di amoro por r arte, di continue preoccupazioni, di pentimenti, di migllornmunil, di felici progressi. Consacrando all'arto una si bella parto della sua vita e una sì grondo fortuna il marchese F. Panciatichi Ita dato un olto esemplo : un esemplo di costanza, di gu­sto, di animo nobilissimo.

È impossibile trovare una glorificazione più mlrabilo ddl'entuslasmo di un'artista per l'Orlen- te. Difficile trovare un uomo, in Occidente, cho abbia inalzato un monumento più sfarzoso, più magnifico alle proprie fantasie, un più fervido e appassionato amico di Allah I

Dopo aver passato alcune oro io mezzo a quella giovinezza di forme, cho si mantiene inal­terabile io tutto 11 suo flore, a quell’ architettura che spiega le vertigini dei poeti musulmani, si provano nome gli effetti di un (litro amoroso. Si ita un bel ricordare le dolcezze del focolare do­mestico, ragioni gravi che vi chiamano altrove, nulla serve, noo sapete risolvervi a spezzare quel legame. Vi immaginate facilmente che quell' El­dorado, ci la patria dei vostri pensieri: non sape­te sinccarvenc; mentre il cuore yi palpita d'am­mirazione.

Jarro.