Sono numerosi i documenti storici (in gran parte conservati all'archivio di Stato di Firenze ed in Biblioteca nazionale di Firenze), gli studi (tra cui numerose tesi di laurea), le pubblicazioni, sul marchese Panciatichi, la sua famiglia, il suo tempo, ed il castello di Sammezzano .
Di particolare interesse i diversi carteggi
intercorsi tra il Marchese e esponenti della vita politica e culturale
dell'epoca, importanti sia per mettere in luce la forte personalità di
Ferdinando, sia per offrire uno spaccato sul periodo storico di cui fu
protagonista.
Nato a Reggello, carbonaro affiliato alla Giovine Italia, nel 1845 partecipò ai moti insurrezionali di Romagna; dovette poi esulare e nel 1848 riapparve combattendo volontario a Montanara, dove venne fatto prigioniero. Appena liberato corse alla difesa della Repubblica Romana, distinguendosi nello scontro alla Villa del Vascello; ebbe diversi rapporti con il barone B. Ricasoli, che lo inviò a Napoli per svolgere opera di raccordo con l'esercito garibaldino e agevolarne il passaggio dalla Sicilia. Nel 1860 gli fu affidato comando della Guardia Nazionale in Abruzzo. Nel 1867 si schierò con i garibaldini nella spedizione conclusa a Mentana. Accusato di "cospirazione contro la sicurezza interna dello Stato e internazionalismo", nel 1875 fu tra i 43 imputati che vennero processati e assolti dal tribunale di Firenze in un dibattimento che ebbe vasta eco in tutto il paese. L'attività patriottica tuttavia gli costò diversi arresti ed ebbe pesanti ripercussioni sulle condizioni economiche della famiglia e sulla sua stessa esistenza, al punto che, dopo l'Unità gli furono affidati incarichi modesti come inserviente in scuole e musei fiorentini.
Ultimo esponente di uno dei rami dell'antica ed illustre famiglia fiorentina dei Capponi, fu un moderato riformatore dello stato toscano, attraverso la carica di senatore. Si interessò anche di economia, statistica e agricoltura. Allievo dell'abate Giovanni Battista Zannoni, fino dalla gioventù ebbe a cuore le materie umanistiche. Nel 1819 a Londra, ebbe l'idea, conversando con Ugo Foscolo, di un giornale letterario. Così fondò, nel 1821, assieme a Giovan Pietro Vieusseux, l'Antologia[1] e più tardi si adoperò per l'istituzione de l'Archivio storico italiano (1842). (fonte Wikipedia)
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